Mo soccia, Mo Pitney!

Mo soccia, Mo Pitney!

Mo soccia, Mo Pitney!

Il motivo di questo mio lungo silenzio (a proposito, buongiorno!) è che non riuscivo più a consumare un cd in macchina da un po’ di tempo: sì, mi sono arrivati dei bei dischi dagli States l’estate scorsa, roba easy, ma anche materiale per palati più fini, grandi classici, qualche raccolta, insomma, un bel po’ di sana musica per le mie orecchie che mi avrebbe permesso di rimettere mano alle mie recensioni.
Un mese fa, con non particolare convinzione, ho portato in macchina il CD di questo sbarbo che dalla copertina mi sembrava uscito dalla Manchester degli anni novanta, quella dominata dalle litigate dei fratelli Gallagher, e mi sono chiesto che cosa potesse avere da offrire alla Country Music un tipo così.
Mai giudicare un album dalla copertina, come mai giudicare una persona dal proprio aspetto.
Sapete quando il cd nel lettore della macchina comincia a saltare nonostante la strada sia perfettamente liscia, senza buche o avvallamenti? Ecco, ho portato Behind This Guitar (2016, RIGOROSAMENTE LA COPIA, l’originale se ne sta bel bello, in rigoroso ordine alfabetico, sulla mensola dedicata al Country) e in meno di un mese l’ho ridotto così, un motivo ci sarà. Allora, lo metto su insieme a voi e cominciamo.
COUNTRY! Sì, lo so, stiamo parlando di questo, ma io mi riferisco alla prima canzone del disco, Country appunto, una splendida ed orecchiabilissima ballad nella quale il Gallagher dell’Illinois (io odio i gallagher dell’Illinois! semicit.) dà subito sfoggio di una voce inaspettata, profonda, col giusto accento, e ci dà anche una bella lezione su come andrebbe vissuto il nostro genere preferito, cosa di cui, in tanti, in questo ultimo periodo avrebbero bisogno di riscoprire.
COME DO A LITTLE LIFE è un morbidissimo Two Step, anomalo, a mio avviso, per una produzione di Nashville (ma mi contraddico da solo nel momento in cui giro la custodia e leggo che è prodotto da Tony Brown, uno che ha lavorato con Tracy Byrd, Mark Chesnutt, Steve Earle, Vince Gill, The Mavericks, McBride & the Ride, Reba McEntire, e potrei andare avanti ancora).
Una perla che non fa che farmi apprezzare maggiormente l’album è I MET MERLE HAGGARD TODAY, uno splendido pezzo, proprio in stile Haggard (Bakersfield Sound si chiama? Non lo so, chiedo a voi, ammetto di essere ignorante) in cui Pitney racconta un immaginario incontro col compiantissimo Merle, ma non lo fa certo con tristezza, anzi!
L’album si chiude con una preghiera, GIVE ME JESUS, ed in effetti l’incontro con la religione è una cosa a cui nel mondo Country tengono tantissimo, e spesso esce la spiritualità (addirittura Reba McEntire ha fatto una doppia raccolta di brani religiosi), canzone che chiude degnamente un album che, nel mio personale metro di valutazione, merita un bel quattro su cinque.
Il futuro lascia davvero ben sperare, se è nelle mani di ragazzi come Mo Pitney, e va tenuto d’occhio anche il vivaio del suo produttore, che se negli anni a venire sfornerà altri giovani della sua caratura, regalerà alla Country Music anni splendidi!

Prof

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By | 2017-10-09T16:47:54+00:00 October 9th, 2017|Artist, Country Music, dal Professore, what's hot|0 Comments

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